Le 5 sfide nei restauri delle cavità prossimali

17 giugno 2026
Comprendere e trattare le cavità prossimali nei denti posteriori è una sfida costante, a causa della grande variabilità con cui si presentano. Analizzando ciascuna di queste difficoltà, possiamo trovare soluzioni che soddisfino sia le esigenze del profess
Comprendere e trattare le cavità prossimali nei denti posteriori è una sfida costante, a causa della grande variabilità con cui si presentano. Analizzando ciascuna di queste difficoltà, possiamo trovare soluzioni che soddisfino sia le esigenze del professionista sia quelle dei pazienti.
 

Sfida 1: Adattamento del materiale

L’accesso a una cavità prossimale può diventare complesso a causa dello spazio ridotto generato dalla presenza del dente adiacente e dalla posizione del dente nella cavità.

Complicazioni dell’accesso limitato:

Un accesso ristretto può portare a un restauro difettoso, a causa della difficoltà nel modellare direttamente la parete prossimale. Questo obbliga all’uso di una matrice, la cui forma determinerà il contorno della parete prossimale. La presenza della matrice, indispensabile per modellare la parete, riduce ulteriormente l’accesso ai margini profondi della cavità, causando potenzialmente una cattiva adattabilità del materiale e problemi futuri come carie secondarie o fratture.

Soluzione:

L’uso di materiali con adeguata bagnabilità è un grande alleato per le cavità prossimali. Anche se le resine ad alta bagnabilità possono aderire alle spatole, in questa situazione questa caratteristica favorisce l’adattamento del materiale. Le resine a consistenza fluida aiutano ulteriormente a raggiungere una migliore adattabilità ai margini del restauro.


Sfida 2: Fotopolimerizzazione adeguata

La fotopolimerizzazione è essenziale per il buon rendimento clinico di qualsiasi restauro in resina composita, ma può presentare difficoltà nelle cavità prossimali.

Problemi comuni:

  • Garantire un fascio di luce uniforme in tutta la cavità, specialmente nelle zone più profonde dove il dente adiacente e la matrice limitano la diffusione della luce.
  • La profondità della cavità, che può arrivare fino a 8 mm, può ridurre significativamente l’energia luminosa delle unità di polimerizzazione, dato che alcune lampade soffrono di perdita di energia a queste distanze,  causando una polimerizzazione incompleta del materiale.

Soluzione:

Applicare tecniche di fotopolimerizzazione che assicurino una distribuzione uniforme dell’energia e utilizzare unità di polimerizzazione adeguate.
 

Sfida 3: Riprodurre il punto di contatto

Il punto di contatto interprossimale è fondamentale per garantire la funzione corretta tra i denti adiacenti e preservare la salute parodontale.

Anatomia:

Il punto di contatto interprossimale, che è l’area dove i denti adiacenti si toccano,  è essenziale per impedire la deriva mesiale e l’impattamento di alimenti, mantenendo l’allineamento dentale e la salute dei tessuti di supporto. Per poterlo riprodurre adeguatamente è molto importante conoscere e modellare la topografia prossimale.

Metodi per la riproduzione del punto di contatto

Oggi esistono strumenti e tecniche che facilitano la riproduzione precisa del punto di contatto. Tra questi vi sono gli anelli separatori, la cui funzione è quella di separare i denti per compensare lo spazio generato dalla presenza della banda matrice. Un altro elemento importante sono i cunei, che possono essere in legno, plastica o silicone, i quali possono svolgere la stessa funzione degli anelli e/o adattare la banda matrice. Infine, l’elemento più importante sono le matrici, la cui forma definirà la posizione e l’estensione dei punti di contatto; esse sono disponibili in diversi formati, dimensioni e materiali, e la loro indicazione dipenderà dalla situazione clinica.
 

Sfida 4: Adesione adeguata

L’adesione è un componente essenziale per il successo e la longevità del restauro. Tuttavia, a causa delle caratteristiche delle cavità prossimali, possono essere presenti substrati con diversi gradi di adesività, il che rappresenta una vera e propria sfida.

Tipi di substrati in una cavità prossimale

Non tutte le cavità prossimali presentano lo stesso tipo di substrato. Questi possono variare in funzione di fattori quali l’invecchiamento, la fase del processo carioso, i trattamenti precedenti e l’estensione della cavità. In una cavità prossimale possiamo trovare substrati come smalto, dentina superficiale, dentina profonda, dentina radicolare, dentina affetta da carie, dentina sclerotica e cemento. Ciascuno di questi substrati presenta diversi gradi di adesività, il che può complicare l’ottenimento di un’adeguata unione del restauro a tali superfici.

Ottimizzare i substrati per l’adesione

È fondamentale riconoscere i diversi substrati al fine di applicare le procedure necessarie per ottimizzare l’adesione su ciascuna superficie. Allo stesso modo, è indispensabile utilizzare adesivi e tecniche adesive appropriate per garantire un’adesione duratura.
 

Sfida 5: Stress da contrazione

Lo stress da contrazione può compromettere la longevità e l’efficacia di un restauro.

Come si genera lo stress da contrazione?

Durante la polimerizzazione delle resine composite si verifica una riduzione del volume del materiale (contrazione) dovuta all’unione dei monomeri che lo compongono. Questa contrazione è limitata dall’adesione del materiale alle pareti della cavità, generando tensioni all’interfaccia dente‑restauro (stress da contrazione), che possono influire negativamente sull’adesione e sulla struttura del dente.

Ridurre lo stress durante i restauri

Tecniche di applicazione che riducono il volume di materiale per singolo strato.
  • Applicare il materiale contro un numero minimo di pareti.
  • Utilizzare materiali che minimizzano lo stress da contrazione.
  • Seguire protocolli che permettano il “disaccoppiamento” degli strati di restauro.


 

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