Dalla scansione intraorale alla scansione facciale, il paziente digitale nella riabilitazione protesica

14 maggio 2025
Dalla scansione intraorale alla scansione facciale, il paziente digitale nella riabilitazione protesica
Il digitale ha ormai assunto un peso importante all’interno del flusso di lavoro protesico, andando a condizionare ogni fase dei nostri trattamenti: dalla visita alla consegna dei manufatti.
Tutte le fasi cliniche hanno infatti subito dei cambiamenti in seguito all’avvento delle nuove tecnologie e, a prescindere dalla nostra volontà o meno di adeguarci a questo cambiamento, la transizione verso un approccio sempre più digitale di ogni step delle nostre terapie è ormai un percorso inevitabile.
Se infatti andiamo a porre la nostra attenzione sui vari passaggi del nostro workflow protesico ci renderemo conto di come ormai ogni fase si sia modificata in questi ultimi anni: in visita infatti la radiologia digitale, sia essa bidimensionale o tridimensionale con la tecnologia Cone-Beam, ha reso maggiormente efficaci e puntuali le nostre diagnosi, così come la scansione intraorale e la scansione facciale ci permettono di creare un vero paziente virtuale.
In fase di definizione del piano di trattamento i software di pianificazione e di pre-visualizzazione estetica ci hanno aiutato a definire le nostre strategie terapeutiche e a trasmetterle ai nostri pazienti.
In fase chirurgica, la chirurgia guidata ha ridotto molto l’invasività dei nostri interventi aumentandone esponenzialmente la precisione e nelle fasi di riabilitazione protesica il flusso digitale, dalla scansione alla stampa e al fresaggio, ci ha permesso di semplificare le nostre procedure, di avere accesso a materiali sempre più performanti e di ridurre il disconfort delle impronte analogiche per i nostri pazienti.
Infine, nel follow up, i sistemi di monitoraggio remoto ci permettono di prenderci cura dei nostri pazienti e delle nostre riabilitazioni anche a centinaia di chilometri di distanza.
È indubbio che l’avvento di queste tecnologie abbia notevolmente migliorato la qualità delle terapie che possiamo offrire ai nostri pazienti, ma avere il coraggio di cambiare e passare da un flusso analogico assodato e che ci ha sempre dato soddisfazioni, ad un flusso digitale potenzialmente ricco di insidie, non è sempre semplice.

 

L'esperienza del Dott. Federico Amoroso

Nel mio caso la transizione digitale è avvenuta circa quattro anni fa ed è stata dettata dal desiderio di migliorare le mie terapie più che dalla voglia di seguire una moda. Non mi considero un “nativo digitale”, i miei primi anni di attività protesica sono infatti stati fortemente legati ad un workflow analogico che mi era stato trasmesso dai miei maestri e con il quale ero sempre riuscito a portare a termine le mie riabilitazioni con risultati soddisfacenti.
Però poi mi sono reso conto che il continuare a portare avanti un flusso di lavoro esclusivamente analogico mi avrebbe precluso alcuni miglioramenti che si stavano affacciando sul mondo odontoiatrico.
Così, sulla base di queste riflessioni, ho acquistato, non senza scetticismi, il mio primo scanner e da lì ne sono rimasto davvero conquistato.
Ritengo infatti che l’essere nato analogico e l’essermi convertito digitale solo dopo qualche anno mi abbia permesso di trasferire tutti i principi di protesi che avevo imparato, potendo però apprezzare tutte quelle fasi che in digitale erano fortemente semplificate e quindi maggiormente standardizzabili.
Dopo quel primo scanner ne è arrivato un secondo, una TAC Cone-Beam, vari software di diverso genere, due stampanti 3D e, per ultimo uno scanner facciale. Ormai da circa un anno e mezzo ho convertito la stragrande maggioranza delle mie riabilitazioni protesiche ad un approccio full digital.
 

Caso clinico

Il caso clinico che vi presento oggi è il frutto di questi anni di pratica con gli strumenti digitali che mi hanno permesso di arrivare a gestire casi complessi ed estesi completamente in digitale. Questo paziente si è presentato alla mia attenzione richiedendo di poter riabilitare la sua bocca recuperando un’estetica e una funzione masticatoria che aveva perduto da molti anni. Raccolgo i dati necessari per stilare il piano di terapia e decidere come risolvere questo caso.

Quindi, registro fotografie intra e extra orali, OPT digitale, TAC Cone-Beam e scansioni intraorali. Come spesso accade purtroppo la dentatura del paziente è considerata non recuperabile e quindi, grazie ai dati in nostro possesso, decidiamo di pianificare la realizzazione di due arcate su 6 impianti ciascuna, post estrattivi, a carico immediato.
Al termine della pianificazione chirurgico/protesica in una seduta vado a rimuovere gli elementi residui, troppo compromessi per essere mantenibili, inserisco gli impianti nelle due arcate e consegno i due provvisori avvitati su impianti. Dalle foto dei provvisori è evidente come un’attenta pianificazione ci abbia permesso di avere due provvisori che già dalla consegna rispondono alle esigenze estetiche e funzionali del nostro paziente.
A sei mesi dall’inizio della terapia sono arrivato al momento di convertire la riabilitazione protesica da provvisoria a definitiva e anche qui ho optato per un approccio interamente digitale.

Ho effettuato le scansioni dei provvisori, dei tessuti e degli scan abutments per entrambe le arcate, acquisendo inoltre anche le scansioni facciali.
Le scansioni facciali sono a mio parere un elemento essenziale per un flusso di lavoro full digital di questo tipo perché permettono al tecnico di progettare e realizzare una riabilitazione protesica vedendola direttamente all’interno del viso del paziente.
Questo è indubbiamente un grande vantaggio, perché permette al tecnico di decidere i parametri estetici della riabilitazione sulla base delle caratteristiche somatiche del viso del paziente, realizzando quindi un restauro personalizzato sulla base del volto di ogni singolo individuo.

Nelle foto finali possiamo apprezzare i restauri definitivi in zirconia avvitati su impianti e possiamo vedere quanto la pianificazione e l’applicazione di un flusso digitale ci abbia aiutato a realizzare un lavoro di alto livello che rispondesse a pieno alle esigenze del paziente.

Dalla scansione intraorale alla scansione facciale
Dalla scansione intraorale alla scansione facciale

In conclusione, vi invito a vincere le vostre resistenze e ad approcciare, con la dovuta cautela e i giusti tempi, un flusso di lavoro digitale. Vedrete che il connubio tra i principi analogici e la velocità e la predicibilità delle tecnologie digitali vi permetterà di superare i vostri limiti e fornire cure sempre migliori ai vostri pazienti.

CV Dr. Federico Amoroso
  • Laureato in odontoiatria presso Università degli Studi Di Torino
  • PhDs Bioingegneria e Scienze Medico Chirurgiche presso Politecnico di Torino
  • Titolare di studio dentistico a Torino e Bra(CN) e consulente di chirurgia implantare
  • Docente Master Implantoprotesi Università degli Studi di Torino
  • Docente e organizzatore Master Protesi Digitale Università studi Torino
  • Ideatore Piattaforma di Formazione Young2Young
  • Socio:
      • Accademia Italiana Odontoiatria Protesica
      • European Prosthodontics Association, SOCIO ATTIVO E SPECIALISTA CERTIFICATO
      • International College of Prosthodontics
      • American Prosthodontic Society

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