La sterilizzazione degli strumenti chirurgici odontoiatrici

Autoclavi e termo-disinfettori per la sterilizzazione dentistica

Il processo di sterilizzazione

Il processo di decontaminazione dello strumentario è una procedura fondamentale per il mantenimento dello studio odontoiatrico, perché consente l’adeguata protezione dello staff medico e del paziente dal rischio infettivo. Tutti gli strumenti riutilizzabili vengono immersi in una soluzione disinfettante subito dopo l’uso e per almeno 30 minuti, utilizzando prodotti efficaci che riducano realmente il rischio di contatto dell’operatore con il materiale biologico infetto. Nell’eseguire la procedura, l’operatore deve indossare gli adeguati dispositivi di protezione individuale, ed effettuare poi tutti i passaggi successivi previsti.

Questa procedura prevede una sequenza prestabilita di fasi: raccolta e trasporto; decontaminazione; lavaggio manuale (detersione, spazzolatura, risciacquo e asciugatura); lavaggio in vasca ad ultra-suoni; disinfezione (chimica o termica); confezionamento SBS (Sistema di Barriera Sterile); sterilizzazione a vapore; scarico del materiale sterile e conservazione dei dispositivi medici sterili.

Dotare lo studio dentistico o la clinica odontoiatrica di apparecchiature ad alta tecnologia e prestazioni consente non solo di seguire correttamente tutti i protocolli previsti per la sterilizzazione e la sicurezza, ma anche di calibrare gli investimenti per ottenere un risparmio sul lungo termine, grazie a processi di lavoro ripetibili in grado di ottimizzare la disponibilità dell’operatore, che avrà più tempo a disposizione da dedicare al paziente.

Requisiti e norme di legge

La sterilizzazione di tutti gli strumenti e materiali impiegati nel corso della pratica professionale è stabilita e descritta da un’ampia base normativa regionale, nazionale, europea e internazionale, che indentifica nelle autoclavi di classe B quelle indicate per l’odontoiatria, fornendo linee guida per i costruttori di apparecchiature e pratiche operative per gli addetti medici. Le autoclavi devono soddisfare gli standard di bio-sicurezza imposti dal Decreto Legislativo numero 81 del 2008 (Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro) e rispondere ai requisiti della norma UNI EN 13060 (dedicata esplicitamente alle piccole sterilizzatrici a vapore). L’autoclave di classe B è in grado di sterilizzare materiali porosi e imbustati, carichi tessili e corpi cavi (manipoli, turbine, cannule) grazie al sistema del vuoto frazionato.

Autoclavi di nuova generazione

Oggi sono disponibili autoclavi di maggiore capienza che sterilizzano più strumenti senza aumentare i consumi adattando il tempo di asciugatura alla massa del carico, dotate di sistemi di filtrazione interna che permettono di riciclare l’acqua per più cicli riducendo sprechi, costi e stoccaggio dell’acqua demineralizzata. Dal design ergonomico con superfici lisce, le nuove autoclavi, dispongono di display touch screen a colori, collegamenti Wi-Fi e connettività informatica e in Cloud. Inoltre grazie alla tecnologia di visualizzazione con indicatori a LED forniscono informazioni su stato del ciclo e temperatura per una maggiore protezione dello staff, ad esempio avvertendolo se il carico è ancora troppo caldo per poter essere toccato dopo l’apertura dello sportello.

Minimizzare l’impatto delle operazioni manuali

Il processo di sterilizzazione nello studio odontoiatrico prevede anche l’utilizzo di vasche a ultrasuoni, termo-disinfettori e termo-sigillatrici automatiche per la sigillatura delle buste. Le ultime tecnologie in questo ambito sono orientate ad agevolare l’operatività e minimizzare l’impatto delle operazioni manuali sul flusso di lavoro complessivo, grazie ad automatismi e meccanismi di sicurezza. I termo-disinfettori sostituiscono le attività manuali delle fasi precedenti la sterilizzazione, riducendo il rischio per l’operatore sanitario, concentrando in un unico processo automatizzato le fasi di decontaminazione, lavaggio, termo-disinfezione e asciugatura. 

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