L’uso della tecnologia Cone Beam in odontoiatria

L’uso della tecnologia Cone Beam in odontoiatria

L’uso della tecnologia Cone Beam in odontoiatria è un argomento molto dibattuto e a tratti controverso dell’ambito del dentale, principalmente a causa dei rischi connessi con l’uso di questa tecnologia, degli obblighi formativi previsti dalla normativa e del crescente numero di contenziosi fra pazienti e studi dentistici.
 
L’interesse verso il paziente nel fornire delle prestazioni radiologiche in-house (anziché indirizzarlo verso percorsi di accertamento esterni – convenzionati o meno con il SSN) si basa sull’opportunità di migliorare le diagnosi e le terapie utilizzando nuove tecnologie che amplino il raggio d’indagine e il fuoco di visione.
 

La normativa specifica per la CBCT

Per tutelare il diritto alla salute del cittadino, per evitare che il dentista abusi dello strumento radiologico (per fini non soltanto economici) e per favorirne un uso formalmente e tecnicamente corretto, negli ultimi vent’anni il legislatore si è espresso sull’uso clinico dell’apparecchiatura Tac Cone Beam (CBCT) producendo una normativa contenuta in tre documenti fondamentali:
- D.Lgs 187/2000 meglio noto come Direttiva Euratom;
 
Questa normativa è necessaria al dentista perché contiene sia le specifiche formali di utilizzo sia i limiti previsti per esporre il paziente (e gli operatori) alle radiazioni limitando, normando e anche sanzionando gli usi impropri o non necessari. Questi limiti, su cui la categoria si interroga (con un dibattito non privo anche di contestazioni), si basano su principi e concetti che vanno intesi come un supporto per un utilizzo sicuro e a norma di legge delle apparecchiature, per rasserenare il paziente e operare senza ansia.
 

Il bilancio costi/benefici

Poiché il paziente sottoposto a un esame radiologico paga un costo in termini biologici (ed è un rischio connesso anche con la prestazione lavorativa del personale medico presente), è necessario che l’esposizione alle radiazioni sia giustificata dal beneficio diagnostico o terapeutico; da qui deriva il principio della giustificazione.
Questo principio si basa sull’assunzione di responsabilità del clinico, dato che l’impiego della Cone Beam avviene a sua discrezione basandosi sulla sua competenza, formazione e aggiornamento, e deve verificarsi solo quando non sia possibile ottenere lo stesso risultato con tecnologie meno invasive: è sufficiente una Rx endorale oppure serve una Ortopantomografia? È possibile ricorrere a una Teleradiografia o a una CBCT per piccoli volumi, o è necessario indagare con una CBCT per grandi volumi?
 

Ridurre l’esposizione

Il principio dell’ottimizzazione è molto semplice a dirsi (le apparecchiature devono essere tarate per emettere la dose di radiazione minima necessaria ad effettuare l’indagine) che ad applicarsi: durante l’attività quotidiana, capita spesso che il clinico si confronti con l’incertezza di limitare l’area d’indagine per limitare l’esposizione alle radiazioni, ma questo scrupolo rischia di limitare anche la nitidezza dell’immagine (e l’acquisizione di dettagli importanti), di perdere particolari connessi con la patologia (ma non prossimali all’area indagata) e di dover ripetere l’esame. Una doppia esposizione alle radiazioni risulterebbe più invasiva e dannosa di una esposizione unica, fatta con area d’indagine di partenza più ampia.
 

Chi può utilizzare un’apparecchiatura Cone Beam?

Di solito, solamente lo specialista in radiologia può utilizzare le apparecchiature TC volumetriche Cone Beam (l’art. 7 del decreto legislativo n. 187/2000 prevede personale qualificato, opportunamente formato e con adeguata esperienza). Il principio di complementarietà e il concetto di appropriatezza però si applicano come eccezione nel caso dell’attività odontoiatrica, dato che al dentista (come anche ad esempio all’ortopedico) è riconosciuta la necessità di ricorrere a esami radiologici per moltissime prestazioni, e gli è concesso farli nell’ambito delle proprie competenze e per uno scopo preciso.
 
Rispetto alla prestazione medica, un’indagine tramite CBCT effettuata dall’odontoiatra è contestuale perché avviene nell’ambito, nella linea temporale e per la necessità della prestazione stessa; è integrata perché rappresenta un elemento di supporto che serve migliorare la qualità e quantità di dati necessari a portare avanti la prestazione; è indilazionabile perché è una pratica complementare utilizzata come ausilio immediato per la realizzazione della prestazione stessa.
 

Organizzazione e protocolli

I contesti odontoiatrici in cui può essere eseguita una CBCT sono diversi, a seconda della dimensione dello studio e del personale presente e formato, quindi è utile predisporre, in base a criteri discrezionali, un protocollo operativo che permetta di seguire la corretta organizzazione delle modalità con cui i pazienti vengono sottoposti all’indagine radiologica.
 
Per l’utilizzo della Cone Beam, è utile produrre e tenere a disposizione la seguente documentazione: nota informativa, consenso informato, documentazione tecnica e di qualità dell’apparecchiatura, documenti comprovanti la formazione del personale, documenti sulla radioprotezione, autorizzazione formale (della struttura, dell’apparecchiatura e delle persone), autorizzazione informale (delle procedure standard e delle procedure in ambito pediatrico – dotate di protocolli con parametri ridotti). Infine, è presente l’obbligo di preventiva acquisizione del consenso informato scritto (con archiviazione e conservazione cartacea o informatica per almeno 5 anni), e il paziente deve ricevere l’iconografia completa dell’esame, che deve essere effettuato direttamente dal medico specialista o dall’odontoiatra.

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