Zero Bone Loss: come limitare la perdita di osso intorno agli impianti?

Bone Loss

L’intervento d’innesto d’impianti risulta avere in generale un tasso di successo elevato, tuttavia è importante indagare le dinamiche e i fattori che possono decretare il buon esito di questo trattamento di ripristino estetico-funzionale. La buona riuscita di una terapia implantare, infatti, dipende dal raggiungimento della stabilità della cresta ossea: fattore chiave in base a cui è possibile giudicare il successo dell’intervento implantare. 

La Zero Bone Loss è la condizione ideale in cui, inserito l’impianto dentale, non si verifica riassorbimento osseo in nessun caso. Tale condizione clinica dipende dalla convergenza di numerosi fattori, tuttavia è possibile proporre un protocollo tecnico-scientifico riproducibile, dagli esiti altamente prevedibili e che disponga di una casistica clinica completa. L’obiettivo è quello di elevare la qualità degli interventi d’inserimento degli impianti con un fattore di riassorbimento osseo che sia pari a zero.

La parte chirurgica gioca un ruolo fondamentale poiché è responsabile della stabilità della cresta ossea, cioè di un ottimale dimensione verticale dell’osso. Il raggiungimento di questo risultato prevede la presa in considerazione di diversi aspetti:
La dimensione verticale dei tessuti molli
Il livello di posizionamento implantare
La posizione del collo liscio dell’impianto
La modalità di connessione impianto-abutment

In precedenza, la perdita di osso crestale osservata in seguito all’inserimento degli impianti nel primo anno dalla protesizzazione, nota anche come perdita precoce, entro certi parametri, era ritenuta accettabile. 
Questo fenomeno si ritiene che venga causato principalmente dal sovraccarico occlusale che determina nell’osso (non ancora sufficientemente denso), un riassorbimento evidente, per poi stabilizzarsi.

Tuttavia, la probabilità di raggiungere una stabilità d’osso crestale è oggi aumentata grazie al design dei moderni impianti.
Infatti, gli impianti moderni rendono ormai inadeguati i vecchi standard di tolleranza del riassorbimento osseo e vanno rivisti in favore di un significativo abbassamento dei valori per cui un risultato possa definirsi ottimale. 

Al fine di raggiungere la situazione “Zero Bone Loss” è importante prendere in considerazione i fattori che concorrono al raggiungimento di tale stato.
  • Fattori operatore-dipendenti
    In questa categoria includiamo tutti i fattori che coinvolgono l’operatore che esegue l’operazione. Ad esempio, l’abilità de medico nell’usare il sistema implantare scelto.
  • Diagnosi non corretta
    Qui consideriamo le particolari condizioni del paziente che non sono state considerate o individuate. Un esempio, in presenza di parodontite non trattata, ci sarà perdita ossea crestale precoce o ritardata.
  • Fattori legati al design dell’impianto
    È possibile che non si ottenga la stabilità ossea anche se si parte da una situazione clinica ideale. Quindi, alcuni fattori da considerare sono quelli relativi alle caratteristiche dell’impianto stesso, ad esempio la modalità di connessione impianto-abutment.
  • Fattori biologici
    Tra questi consideriamo ad esempio lo spessore verticale dei tessuti molli e aderenti.

L’importanza della stabilità ossea riducendo al minimo il riassorbimento in zona crestale è quindi fondamentale affinché l’impianto possa svolgere il proprio compito e l’intervento di inserimento e integrazione vada a buon fine. La stabilità della cresta ossea riflette quindi l’abilità, le scelte nel trattamento a seconda dei casi e l’impiego di adeguate tipologie d’impianto da parte del clinico.

Questi elementi devono tutti convergere verso il raggiungimento una stabilità primaria. In questo modo si determina in massima parte la buona riuscita di un intervento d’inserimento dell’impianto, ponendo la base ideale per una stabilità secondaria. Ovvero una salda interconnessione tra osso e superficie implantare.


Fonte: Linkevicius, T. (2019). Zero Bone Loss. Milano: Quintessenza Edizioni srl


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