Fresatrice ibrida o a secco per il laboratorio digitale: quale scegliere?

Fresatrice ibrida o a secco

La scelta tra una fresatrice ibrida o a secco costituisce un dilemma per gli odontotecnici che stanno per effettuare questo acquisto. Chiaramente la soluzione, per creare un cosiddetto Laboratorio Odontotecnico Digitale, non può essere quella di avere due fresatori, perché risulterebbe troppo dispendioso in termini economici.

È importante premettere che, negli ultimi anni, le stesse macchine fresatrici hanno subito notevoli cambiamenti anche perché le tendenze del mercato stesso sono cambiate.

Innanzitutto, grazie al digitale, i materiali trainano l’evoluzione tecnologica delle macchine. Ad esempio, all’inizio ci si concentrava sull’adattare il processo digitale a pochi materiali; ora invece l’obiettivo è un efficientamento dei processi dal punto di vista delle garanzie estetico funzionali dei nuovi materiali.

Essendo ora le innovazioni dei materiali fresabili il vero fulcro d’interesse, i fabbricanti di macchine fresatrici cercano di soddisfare i protocolli di fresaggio o molaggio dei materiali con l’obiettivo di non alterare le loro caratteristiche funzionali ed estetiche.

 

L’evoluzione dello zirconio

Prendiamo per esempio l’evoluzione dello zirconio. Questo materiale ha subito notevoli innovazioni rispetto a quando è entrato in uso, tanto che oggi la componente estetica dello zirconio si è alzata molto, tanto da passare da materiale di sottostruttura a materiale per monolitiche integrali.
Lo zirconio può essere lavorato sia ad umido che a secco: quindi le macchine per gestire questo particolare materiale e altri come pmma o ceramiche integrali sono state adattate di conseguenza. Tuttavia, successivamente, le aziende chimiche hanno rivoluzionato completamente la struttura chimica dello zirconio, portando alla nascita di un protocollo condiviso: solo fresandolo a secco si ha la certezza che vengano rispettate le sue proprietà estetiche .

 

Nuovi materiali per il laboratorio odontotecnico digitale

Ma che cosa è successo agli altri materiali? Tutti i laboratori sanno benissimo che fresare lo zirconio non è più una scelta ma un obbligo, quindi con il più “entry level” di fresatori si può fresare lo zirconio, persino a quattro assi. Per questo lo zirconio è diventato una cosiddetta commodity, ovvero un manufatto indifferenziato agli occhi del cliente.
Negli ultimi anni, l’industria di settore ha investito in ricerca e sviluppo per trovare soluzioni che possano offrire il maggior numero di materiali possibili, oltre allo zirconio. Per esempio, i nuovi tecnopolimeri costituiscono una delle più grandi innovazioni dopo lo zirconio, su cui aziende chimiche importanti stanno creando formule innovative per dare a questi materiali più resistenza ed estetica.

Più ci si allontana dalla semplice plastica fresata, più la componente dell’umido diventa indispensabile. Infatti, alcuni sono addirittura rinforzati con un reticolo di ceramica e si parla quindi di ibridi tra composito e ceramica.

Quindi, l’umido non serve solo per fresare il disilicato di litio (come effettivamente era una volta). I nuovi tecnopolimeri sono una soluzione innovativa per molte situazioni, soprattutto in casi implantoprotesi o di rialzi occlusali.

Un'altra esigenza che si sta manifestando sempre di più è quella di trovare un’alternativa ai monconi implantari, quando non si vuole utilizzare i ti-base. Questa esigenza cresce in proporzione alla diffusione di scanner intraorali che stanno portando all’eliminazione del modello master tradizionale di gesso.

Il laboratorio odontotecnico quindi non riesce a fresare un preformato come è solito fare. I premilled sono la vera evoluzione del moncone preformato. Pur essendo anche essi dei preformati, presentano un aggancio nell’estremo opposto della connessione, che serve per bloccarli in macchina e realizzare un moncone customizzato esattamente come progettato in CAD. Questo dà la possibilità di offrire ai propri clienti un moncone individualizzato che rispetti, non solo i parallelismi, ma che anche le corrette emergenze gengivali.

 

Moderni fresatori per il laboratorio odontotecnico digitale

Per questo motivo i moderni fresatori sono in grado di gestire in perfetta sincronia l’umido per tutti i materiali e il secco per lo zirconio. È necessario infatti garantire una camera omogenea, senza spigoli né angoli nascosti e permettere lo scorrimento dell’acqua senza creare ristagni, come invece succedeva con i precedenti fresatori che venivano adattati per fresare l’umido.

Per garantire questo è stato completamente rivoluzionato il modo di fare i fresatori stessi. La struttura interna, a differenza di prima, viene realizzata tramite fusione di colata dentro uno stampo appositamente preparato e sono costituiti da un monoblocco di metallo che riproduce la forma desiderata, sia interna che esterna. Precedentemente, invece, la struttura veniva realizzata assemblando e piegando dei pezzi metallici e senza considerare l’uso dell’acqua. Un'altra interessante innovazione che permette alle fresatrici di svolgere la doppia funzione è quella dell’auto-pulizia che permette di fare un lavaggio automatico e, tramite degli ionizzatori, si abbattere la carica elettrostatica dei trucioli di pmma.


Riassumendo possiamo dire che i fresatori moderni sono appositamente costruiti per gestire il fresaggio in umido e a secco. Alcuni fresatori con il cambio cialde hanno la funzione così detta “non stop”, ovvero passano in automatico da umido a secco o viceversa, facendo lavaggio e asciugatura automatici.

Questo tipo di fresatori, non solo permettono di gestire molti tipi di materiali fresabili attualmente disponibili, ma anche quelli di ultima generazione che stanno entrano sul mercato grazie alla continua ricerca e sviluppo. Dai un'occhiata ai fresatori disponibili.

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